martedì 1 marzo 1983

Chi ha vinto i “concorsi” di miscelazione del tabacco

(Da "Amici della Pipa", Anno VI - n. 2 marzo-aprile 1983, p. 52)

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Per la miscela ideale con i nuovi Amphora, la giuria composta dall'avv. Luciano Boccadamo (società Eurotab, importatrice), da Mario Biglieri (esperto, collaboratore della rivista) e da Augusto Novelli (negoziante specializzato) ha scelto, rispettivamente, le miscele inviate da Floro Caccia di Catanzaro (Amphora Golden Cavendish gr. 50, Amphora Regular, uno o più sigari – Panter Wilder Havana, NdA – a piacere a seconda della gradazione che si vuol dare all'insieme) e da Fulvio Castagno di Torino (Amphora Black Cavendish gr. 50, Trinciato Italia gr. 25, un sigaro a piacere). E' stato tenuto conto anche della semplicità di realizzazione. Ad essi saranno inviate dalla Eurotab trenta buste ciascuno di Amphora.
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lunedì 1 novembre 1982

In tema di miscele di tabacchi per pipa /2

(Da "Amici della Pipa", Anno V - n. 6 novembre-dicembre 1982, p. 5)
 

Principi fondamentali

Vengo dunque ad esporre quelle che secondo me sono alcune idee base da tenere presenti se e quando si intenda miscelare:
  1. i tabacchi che noi compriamo sono già miscele di singoli tipi di tabacco, fanno eccezione i tabacchi originari, i cosiddetti tabacchi puri (per esempio i Personal del Monopolio) che sono i soli che teoricamente dovrebbero essere usati per miscele casalinghe;

mercoledì 1 settembre 1982

In tema di miscele di tabacchi per pipa

(Da "Amici della Pipa", Anno V - n. 5 settembre-ottobre 1982, p. 45)

Premesso che chiunque consiglia in tema di miscele lo fa in base al proprio gusto e a convincimenti personali – e quindi tutto ciò è opinabile e discutibile proprio perché si tratta di gusto e di motivazioni personali – penso che siano in definitiva riconducibili a due le motivazioni che spingono il fumatore di pipa a prepararsi «miscugli»:

giovedì 1 gennaio 1981

Domenico Grenci, Pipe di Calabria

(Da "Amici della Pipa", Anno V - n. 1 gennaio-febbraio 1982, p. 42)

In paesi come i nostri, ad economia prevalentemente contadina, l'artigianato ha sempre goduto di un particolare prestigio e di una collocazione ben precisa nella gerarchia socio-economica calabrese. Tradizionalmente l'artigiano era sempre stato colui che il proprio lavoro rendeva libero dai legami che vincolavano il contadino alla terra (e quasi sempre anche al padrone della terra).
Era pertanto ritenuto un privilegio la possibilità di mettere un figlio a bottega presso un artigiano; significava renderlo indipendente, libero dalla terra. «U Mastru» (il Maestro), dopo il padre era la persona che più contava nella vita di un ragazzo e «u discipulu» (il discepolo, l'apprendista) gli portava rispetto, gli doveva obbedienza, gli si legava con un vincolo di dipendenza-devozione e quasi sempre di affetto profondo e duraturo.