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domenica 1 maggio 1983

A chi giova?

(Da "Amici della Pipa", Anno VI - n. 3 maggio-giugno 1983, p. 40)

Dall'ultimo numero della nostra Rivista (n. 6/82) apprendo che è nata una nuova pipa artigianale realizzata da Giancarlo Guidi, «uno degli ex soci di una diffusa marca fatta nelle Marche». Ora, tanto per non usare eufemismi, non c'è niente di male che i due insoddisfatti soci della Mastro de Paja si separino e diano vita, probabilmente, a due distinte produzioni; è già successo con il marchio Caminetto, i cui due ex soci artigiani hanno dato vita a due diversi marchi che portano i soli loro rispettivi cognomi: Ascorti e Radice. Ma mentre nel caso della ex Caminetto mi pare sia stata imboccata e perseguita la strada giusta per quanto attiene la Pipa Ascorti (mi riferisco solo ad essa in quanto la apprezzo e posseggo in gran numero a differenza della Radice che ancora non ho neppure vista) che ne è derivata, nel caso della nuova «Ser Jacopo della Gemma» ho qualche perplessità.

giovedì 1 gennaio 1981

Domenico Grenci, Pipe di Calabria

(Da "Amici della Pipa", Anno V - n. 1 gennaio-febbraio 1982, p. 42)

In paesi come i nostri, ad economia prevalentemente contadina, l'artigianato ha sempre goduto di un particolare prestigio e di una collocazione ben precisa nella gerarchia socio-economica calabrese. Tradizionalmente l'artigiano era sempre stato colui che il proprio lavoro rendeva libero dai legami che vincolavano il contadino alla terra (e quasi sempre anche al padrone della terra).
Era pertanto ritenuto un privilegio la possibilità di mettere un figlio a bottega presso un artigiano; significava renderlo indipendente, libero dalla terra. «U Mastru» (il Maestro), dopo il padre era la persona che più contava nella vita di un ragazzo e «u discipulu» (il discepolo, l'apprendista) gli portava rispetto, gli doveva obbedienza, gli si legava con un vincolo di dipendenza-devozione e quasi sempre di affetto profondo e duraturo.